la Storia

In via Duomo, aprendo un portoncino, ricco di sculture, si entra in una bellissima Chiesa, gioiello d'architettura barocca, nata in periodo rinascimentale, essendo iniziata la sua costruzione nel 1511. E' la Chiesa della Confraternita di San Bernardino. Pensiamo a quel periodo della nostra Storia, tra la metà del Quattrocento ed i primi decenni del Cinquecento. Vercelli, dopo il momento magico vissuto intorno al sorgere della Basilica di Sant'Andrea e con l'affermarsi della cultura, alla fonte dell'Università (dal 1228 alla metà del '300), subì le conseguenze delle lotte intestine. Solo alla fine del Quattrocento si adegua agli sviluppi della scienza, delle arti, dei commerci e, naturalmente dei movimenti Religiosi delle Riforme. Vediamo, a questo proposito, un quadro molto schematico, di quel periodo. Si sa quanta fosse l'influenza della Signoria di Firenze; come i Dogi a Venezia ed a Genova vedessero partire le loro navi per l'oriente e per le nuove terre e le vedessero tornare cariche di ricchezze e di tesori; quanto e cosa fiorisse a Milano ed in Lombardia col Ducato dei Visconti e poi degli Sforza. In Piemonte, calmati i contrasti tra i Savoia ed il Marchese del Monferrato, si superano i momenti infausti delle invasioni dei Francesi e le conseguenze delle epidemie e delle distruzioni. Nel 1472, alla morte di Amedeo IX, prende le redini del potere una donna capace, la Duchessa Jolanda di Valois, madre del piccolo Duca Filiberto. Per Vercelli la sua politica è di grande vantaggio. Essa conferma al Comune tutti "i Privilegi, Statuti, Capitoli, Libertà e Buone Consuetudini". Tutto poi viene in seguito confermato dal Duca Emanuele Filiberto nel 1555. Vercelli con Gattinara e la Valsesia sentono la ventata della Rinascita e danno asilo e crediti a personalità del mondo dell'arte e delle scienze. Proprio a Gattinara ha i natali uno dei più grandi geni della diplomazia: Mercurino Arborio, discendente di una già affermata famiglia nobiliare di cui è nota la storia. Mercurino Arborio, pure incontrando molte difficoltà nel suo periodo giovanile, vide improvvisamente aprirsi la strada al suo affermarsi, nella vita e nella storia! Egli raggiunge la sua miglior forma nel momento stesso in cui scompaiono i capi delle più grandi potenze europee, i cui dominii vengono assunti nelle mani di un sol uomo che nel 1519 diviene l'imperatore Carlo V: di lui Mercurino Arborio è il Gran Cancelliere con pieni poteri. Vercelli non sente soltanto l'influenza della situazione politica, ma anche quella dei movimenti religiosi riformatori ad essa legati. Sulle sue terre era già passato Fra Dolcino, caduto per i suoi eccessi, ed ora questi movimenti vi portano uno dei più tenaci difensori della religione cattolica, Bernardino da Siena, fecondo ed efficace predicatore. Giunge a Vercelli nel 1418, predica le quaresimali nella Piazza Grande o dei Mercati, tra una folla di ascoltatori, ottenendo molte conversioni. In questo clima nasce nel 1489 la Confraternita di San Bernardino di cui sono fondatori dodici Confratelli di S. Anna della Compagnia dei Flagellanti.
Le Confraternite, nate per scopi benefici per alleviare le sofferenze e le miserie della popolazione minuta, favorite dagli sviluppi delle scienze, delle arti e dei mezzi di comunicazione, nonchè dei vantaggi della cultura, furono molto preziose per l'istituzione di ospedali, scuole ed organizzazioni di soccorso ed assistenza agli infermi ed anche ai condannati.

A Vercelli, oltre alla Confraternita di San Bernardino ed a quella più antica di S. Anna, sono da ricordare quelle dei Disciplinari di S. Nicola da Tolentino, degli Umiliati di San Cristoforo, e dei Battuti di Santa Caterina. Molto noto a Vercelli era il compito della Confraternita di San Bernardino per l'assistenza ai carcerati ed ai condannati alla forca, ereditato dalla consorella di San Nicola da Tolentino (1805).

A questo proposito si puo' ricostruire coi cimeli conservati in archivio, la scena dell'ultima esecuzione avvenuta nel 1864: "In una brumosa alba d'agosto il Priore con alcuni Confratelli, i Religiosi coi Crocefissi, le guardie ed il Giustiziere, escono dal cosidetto Confortatorio, in triste corteo per accompagnare, su di una vecchia carretta, i condannati sul luogo del supplizio. Il Priore porta la cappa ed il cappuccio e, sui fianchi, una borsa di velluto nero con ricamata in mezzo una testa di San Giovanni, circondata da una raggiera dorata.

Essa contiene boccette con aceto e cordiali per eventuali rianimazioni. Il Giustiziere porta la corda di seta scura con la carrucola ed una borsa di tela grezza per recuperare i lacci usati, che verranno bruciati in pubblico." Non è accertato dove portassero il cadavere, ma risultarono sepolture in San Nicola da Tolentino, demolita fin dai primi dell'ottocento. Non si sa pure con esattezza quale fosse il percorso per giungere sul luogo dell'esecuzione, ma si suppone si trovasse nei pressi del Cervetto, a porta Casale.