CONFRATERNITA DI SAN BERNARDINO FONDATA IL 20 MAGGIO 1451 A VERCELLI

In via Duomo, aprendo un portoncino, ricco di sculture, si entra in una bellissima Chiesa, gioiello d'architettura barocca, nata in periodo rinascimentale, essendo iniziata la sua costruzione nel 1511.

E' la Chiesa della Confraternita di San Bernardino.

Pensiamo a quel periodo della nostra Storia, tra la metà del Quattrocento ed i primi decenni del Cinquecento. Vercelli, dopo il momento magico vissuto intorno al sorgere della Basilica di Sant'Andrea e con l'affermarsi della cultura, alla fonte dell'Università (dal 1228 alla metà del '300), subì le conseguenze delle lotte intestine. Solo alla fine del Quattrocento si adegua agli sviluppi della scienza, delle arti, dei commerci e, naturalmente dei movimenti Religiosi delle Riforme.

Vediamo, a questo proposito, un quadro molto schematico, di quel periodo.

Si sa quanta fosse l'influenza della Signoria di Firenze; come i Dogi a Venezia ed a Genova vedessero partire le loro navi per l'oriente e per le nuove terre e le vedessero tornare cariche di ricchezze e di tesori; quanto e cosa fiorisse a Milano ed in Lombardia col Ducato dei Visconti e poi degli Sforza.

In Piemonte, calmati i contrasti tra i Savoia ed il Marchese del Monferrato, si superano i momenti infausti delle invasioni dei Francesi e le conseguenze delle epidemie e delle distruzioni.

Nel 1472, alla morte di Amedeo IX, prende le redini del potere una donna capace, la Duchessa Jolanda di Valois, madre del piccolo Duca Filiberto. Per Vercelli la sua politica è di grande vantaggio. Essa conferma al Comune tutti "i Privilegi, Statuti, Capitoli, Libertà e Buone Consuetudini". Tutto poi viene in seguito confermato dal Duca Emanuele Filiberto nel 1555.

Vercelli con Gattinara e la Valsesia sentono la ventata della Rinascita e danno asilo e crediti a personalità del mondo dell'arte e delle scienze.

Proprio a Gattinara ha i natali uno dei più grandi geni della diplomazia: Mercurino Arborio, discendente di una già affermata famiglia nobiliare di cui è nota la storia. Mercurino Arborio, pure incontrando molte difficoltà nel suo periodo giovanile, vide improvvisamente aprirsi la strada al suo affermarsi, nella vita e nella storia! Egli raggiunge la sua miglior forma nel momento stesso in cui scompaiono i capi delle più grandi potenze europee, i cui dominii vengono assunti nelle mani di un sol uomo che nel 1519 diviene l'imperatore Carlo V: di lui Mercurino Arborio è il Gran Cancelliere con pieni poteri.

Vercelli non sente soltanto l'influenza della situazione politica, ma anche quella dei movimenti religiosi riformatori ad essa legati. Sulle sue terre era già passato Fra Dolcino, caduto per i suoi eccessi, ed ora questi movimenti vi portano uno dei più tenaci difensori della religione cattolica, Bernardino da Siena, fecondo ed efficace predicatore.

Giunge a Vercelli nel 1418, predica le quaresimali nella Piazza Grande o dei Mercati, tra una folla di ascoltatori, ottenendo molte conversioni.

In questo clima nasce nel 1489 la Confraternita di San Bernardino di cui sono fondatori dodici Confratelli di S. Anna della Compagnia dei Flagellanti.

Le Confraternite, nate per scopi benefici per alleviare le sofferenze e le miserie della popolazione minuta, favorite dagli sviluppi delle scienze, delle arti e dei mezzi di comunicazione, nonchè dei vantaggi della cultura, furono molto preziose per l'istituzione di ospedali, scuole ed organizzazioni di soccorso ed assistenza agli infermi ed anche ai condannati.

A Vercelli, oltre alla Confraternita di San Bernardino ed a quella più antica di S. Anna, sono da ricordare quelle dei Disciplinari di S. Nicola da Tolentino, degli Umiliati di San Cristoforo, e dei Battuti di Santa Caterina. Molto noto a Vercelli era il compito della Confraternita di San Bernardino per l'assistenza ai carcerati ed ai condannati alla forca, ereditato dalla consorella di San Nicola da Tolentino (1805). A questo proposito si puo' ricostruire coi cimeli conservati in archivio, la scena dell'ultima esecuzione avvenuta nel 1864: "In una brumosa alba d'agosto il Priore con alcuni Confratelli, i Religiosi coi Crocefissi, le guardie ed il Giustiziere, escono dal cosidetto Confortatorio, in triste corteo per accompagnare, su di una vecchia carretta, i condannati sul luogo del supplizio. Il Priore porta la cappa ed il cappuccio e, sui fianchi, una borsa di velluto nero con ricamata in mezzo una testa di San Giovanni, circondata da una raggiera dorata. Essa contiene boccette con aceto e cordiali per eventuali rianimazioni. Il Giustiziere porta la corda di seta scura con la carrucola ed una borsa di tela grezza per recuperare i lacci usati, che verranno bruciati in pubblico." Non è accertato dove portassero il cadavere, ma risultarono sepolture in San Nicola da Tolentino, demolita fin dai primi dell'ottocento. Non si sa pure con esattezza quale fosse il percorso per giungere sul luogo dell'esecuzione, ma si suppone si trovasse nei pressi del Cervetto, a porta Casale.


DESCRIZIONE DELLA CHIESA

In sostituzione di altra Chiesa, esistente in precedenza e in altra zona della città, venne iniziata la costruzione della nuova nel 1511, che risulta terminata nel 1514. Alla fine dello stesso secolo, come emerge da annotazioni d'archivio, grossi lavori di restauro richiesero considerevoli spese.

L'interno della chiesa è ad unica navata, divisa in tre parti: il Coro, molto profondo, che termina con un'abside semicircolare, il Presbiterio e la parte riservata ai fedeli. Alla fine di quest'ultima, verso la porta d'entrata, la cantoria e l'organo. La pianta e la struttura richiamano quelle della Chiesa di San Giacomo Decollato in Roma, che fu pure eretta da una Confraternita costituitasi nel 1488 e che, per la sua specifica attività, fu detta della Misericordia della Nazione fiorentina.

L'interno è sontuosamente decorata in stile prettamente barocco. Questa decorazione fu eseguita infatti durante una ricostruzione nel sec. XVIII, con la riconsacrazione nel 1792 e dopo i danni subìti durante l'assedio del 1704.

Nella parte destinata ai fedeli, due altari, uno per lato, completano la sistemazione interna. In quello di destra Pala con la rappresentazione della Adorazione dei Re Magi, eseguita dal pittore Carlo Giuseppe Pontoia. In quello di sinistra Pala con la rappresentazione di San Giovanni decollato, opera di Francesco Bosso (1910). Su quest'ultimo lato vi è una nicchia, particolarmente attrezzata e chiusa da vetrina ove è custodita la "Macchina" dei famosi "Giudei" (o "Giudè" in vercellese)

La cantoria, sopra la bussola d'ingresso, è divisa in tre corpi con bassorilievi su pannelli in legno dorato, opera di Giovanni Sezzano (1742).

Segue il Presbiterio, col grande altare, rivestito in marmo; ai lati due rientranze, di cui una con ingresso alla Sacrestia, anch'essa riccamente decorata.

Una balaustra barocca in marmo, con un cancelletto centrale in quadrello di ferro battuto di artistica fattura, lo delimita dalla prima parte. Dietro l'altare il profondo coro, costruito in tempi successivi con 46 stalli e relativi inginocchiatoi in legno di noce, finemente scolpiti da artigiani vercellesi.

Gli stalli erano destinati alle adunanze dei Confratelli, che frequentavano la Chiesa riunendosi, specie al mattino, per le preghiere e l'ascolto del Divino Ufficio. Al fondo del Coro, la Cattedre del Governatore e dell'Officiante. Di fronte, un leggio ed un tavolino, entrambi in legno con intarsi di raffinata fattura. Sopra la Cattedra una grande tela incorniciata di forma ovale, rappresentante San Bernardino in adorazione.


ARTISTI CHE HANNO LAVORATO NELLA CHIESA DI SAN BERNARDINO

Non vi sono notizie precise sull'architetto della Chiesa. Alcuni fanno cenno a disegni del Vittone per la parte interna e per il Campanile. Vi sono invece le annotazioni delle spese che riguardano i lavori del pittore Gianbattista Ferraris, detto Vicolongo, nella seconda metà del '600. Sue opere sono: un nuovo Gonfalone, una Natività ed un dipinto sulla morte di San Bernardino (avvenuta ad Aquila nel 1444 e canonizzato nel 1450) ed infine una "Adorazione dei re Magi".

Un altro pittore vi lavorò nella prima metà del '700, Carlo Giuseppe Pontoia (1742) per una nuova ancona raffigurante l'Epifania.

Nelle stesse annotazioni appaiono spese per lavori di artigiani che fecero cornici, pannelli del Coro, opere e rivestimenti in marmo, non che i bellissimi pavimenti in mosaico, sia del Presbiterio che della parte dei fedeli, di cui però non si conoscono i nomi.

L'artista che lasciò la massima traccia del suo operato fu Giovanbattista Sezzano, in pieno 700. Proveniva da Serravalle Sesia che, con Varallo, furono le culle di ottimi artigiani, scultori in legno. Dalla stessa località provennero i fratelli Vimnera, che pure misero mano in San Bernardino. Le opere del Sezzano, di cui v'è traccia negli archivi, sono: un Cristo per la Croce Processionale; i pannelli della porta d'ingresso (1730-31); quelli della Cantoria, di cui il centrale raffigurante "la Strage degli Innocenti"; angeli dorati e particolari d'ornato per piedistalli, baldacchini ecc.

Negli anni 1750 e 60 lavorò ancora per il rinnovo degli stalli del Coro ed altre opere, fino alla sua morte, che avvenne nel 1768.

Nella Chiesa mise mano certamente anche il Lanino e la sua scuola per gli affreschi del coro. Su queste opere non vi sono però notizie sicure.

Ancora nella Chiesa lavorò nel '700 un artista lombardo della Scuola Milanese dei Pittori e Ricamatori: Melchior Briosco che progettò lo splendido Gonfalone, riccamente ricamato e dipinto su sete colorate "aluminate di oro e argento".

Probabilmente il Briosco ebbe anche incarichi per la dotazione di paramenti, assai pregiati.

L'organo è opera dei Fratelli antonio e Angelo Amati di Pavia e fu eseguito nel 1832, essendo Governatore il M.se Berzetti di Murazzano.


LA TRADIZIONE DELLA PROCESSIONE DELLE "MACHINE"

Un avvenimento che si ripete da sempre, salvo le interruzioni dell'occupazione francese e dell'ultima guerra, è la processione del Giovedì Santo. Lungo le vie principali di Vercelli sfilano le "Machine", cassoni di legno su cui vengono collocate le statue rappresentanti la Passione di Cristo. La Confraternita di San Bernardino ha la "Machina" forse più nota: quella dei "GIUDE'" che incoronarono di spine il Cristo, opera del Sezzano. Le figure sono scolpite in legno e dipinte. Anche le altre Confraternite hanno la loro "Machina" e tutte sono ben conosciute dalla popolazione. La tradizione popolare risale alle prime manifestazioni medievali. Queste statue rappresentanti la Via Crucis, venivano portate per la processione nella chiesa, ormai scomparsa, di San Nicola da Tolentino (ora in Sant'Andrea). Da qui aveva inizio e quindi attraversava tutta la città; sostava durante il percorso nelle sedi delle Confraternite, nel Duomo e nella Basilica di Sant'Andrea. Ancora oggi, per un altro più breve e semplice percorso, sfila nel giorno di Venerdì Santo e la manifestazione è tutt'ora molto seguita dalla popolazione della città e dei dintorni.

Ogni Confraternita ha i suoi portantini, che si scambiano nelle varie soste; dietro la "Machina" seguono il Priore o Governatore ed i Consiglieri con tunica e mantella ed un buon numero di Confratelli. Lungo il percorso i partecipanti recitano preghiere e litanie ed elevano canti, intonati alla dolorosa passione del Cristo.

Nella settimana Santa erano, e sono tutt'ora visitate le chiese. Quelle delle Confraternite erano particolarmente addobbate, a gara tra di esse. Nel settecento fu fatta una regolamentazione per queste visite dato l'afflusso e la corsa all'accaparramento dei visitatori.





La "machina" della Confraternita di San Bernardino