Voltando le spalle alla Basilica, un poco a sinistra, si vede un portico con archi ogivali:appartiene al primo antico nucleo dell'Ospedale di Sant'Andrea, che viene segnalato tra le prime fondazioni ospedaliere italiane. La sua organizzazione si impose così rapidamente che già sul finire del XIV secolo inglobo' altri ospedali della città , assumendo il titolo di Ospedale Maggiore di Sant'Andrea che è rimasto fino ai giorni nostri.
Questa istituzione sorse sempre per la lungimiranza del Cardinale Guala Bicheri, che volle, accanto all'Abbazia, un luogo adatto ad accogliere i pellegrini transitanti in Vercelli. Infatti la destinazione iniziale fu dell' "ospitale", ossia dell'edificio che ospita; solo succesivamente (1246) sitrasformo' in "Ospedale" con il significato proprio del termine.
La fondazione risale al 1223. A tale epoca risale la parete nella quale si apre l'ingresso sormontato da una lunetta dipinta. In seguito si aggiunse il portico a sette arcate, ma coperto da capriate in vista con spiovente verso la via, e si costruirono le volte a crociera costolonate, rette da pilastri, dell'ampio ambiente interno. Le volte in muratura del portico furono edificate ancor piu' tardi(XVII) quando si aggiunse il soprastante piano.
Uno dei pochi esempi di pittura piemontese del XIII secolo è la lunetta posta sulla porta d'ingresso:secondo uno schema abituale della pittura romanica rapresenta Cristo in maestà , con a destra un santo di non sicura identificazione, e a sinistra, quasi sicuramente, Sant'Andrea che presenta il Cardinale Guala Bicheri a Cristo. Il Cardinale in ginocchio porge, con timido gesto, il modello di un edificio allusivo alla costruzione dell' " Ospedale" che cristianamente svolgeva una funzione caritativa, e quindi degna di essere offerta a Dio. L'affresco, per il tema trattato è da mettere in relazione con la lunetta di sinistra della Basilica. Nella parte inferiore, soprattutto a destra, si osservano le tracce di un altro affresco che, essendo dipinto sotto al primo, è piu' antico, anche se non di molto, e potrebbe estendersi per tutto il campo della lunetta.
Sull'architrave sottostante un'epigrafe ricordava i punti fondamentali dell'azione del Cardinale:le missioni a Parigi e in Inghilterra, la sua dottrina, ed infine la costruzione del Sant'Andrea e la scelta di Tommaso Gallo come primo abate.
Dalla porta corrispondente all'accesso al porticato si entra in un'ampia sala di forma rettangolare, longitudinalmente divisa in tre navi scandite ognuna in cinque campate. Le volte, di lineare e chiara forma tardogotiga, sono costolonate e si impostano su pilastri cruciformi che accolgono tutte le nervature strutturali.
Le chiavi degli archi che si intersecano sono scolpiti con motivi decorativi, simbolici, araldici o con figure di santi. Tra i tanti sono facilmente identificabili Sant'Andrea, Santa Cecilia, San Bernardino da Siena, Santa Caterina d'Alessandria; tutti modellati con piani ampi e morbidi, e con una certa ricerca di idealizzante bellezza nei volti che raggiunge un'alta espressione in quella di una santa che regge con una mano una teca e con l'altra un libro. Tali decorazioni plastiche risalgono agli inizi del XV secolo. In due chiavi è ripetuto uno stemma fasciato in un certo numero di pezze che potebbe rierirsi a quello degli Avogadro.
Sulla parete di fondo, alla sinistra dell'ingresso, è affrescato Cristo in croce con ai lati la Vergine e San Giovanni. La volta soprastante la Crocifissione reca sulle quattro vele le immagini degli Evangelisti.
Sulla parete immediatamente a destra della porta dalla quale si entra affiora un frammento di affresco, risalente alla metà del XV secolo, in cui si riconosce un santo vescovo benedicente, testimonianza di come le pareti della sala fossero, tutte o in parte, ricoperte da una decorazione pittorica.
Le lunette che decorano le pareti sono occupate da grandi tele secentesche, riproducenti fatti della vita di Cristo, racchiuse da cornici lignee del XVII secolo egregiamente intagliate e ricoperte da dorature.
Nella parte opposta all' affresco della Crocifissione si possono osservare due cantorie barocche, purtroppo prive di pannelli dipinti, che con graziosi putti musicaanti ingentilivano il complesso lavoro d'intaglio.
Subito a sinistra del portico gotico si nota la facciata a tre arcate di una costruzione demolita nella parte retrostante. E' quanto resta delle due corsie terminali del vecchio ospedale, che si disponevano a forma di croce. Queste corsie erano assai ampie:9 metri di larghezza e 15 di altezza per un'estensione, la maggiore, di 124 metri.
La facciata conclusa nel 1586, come ricorda la targa murata a sinistra sulla parete di fondo del pronao, è costituita da due parti:quella inferiore con tre arcate a sesto ribassato che introducono alla scala di accesso, e la parte superiore, spartita da quattro lesene di ordine composito tra le quali si inseriscono una finestra serliana e due nicchie. La composizione architettonica, semplice e ben equilibrta, si conclude in alto con un frontone triangolare.
Alla destra del portico gotico si dispone un'altra parte di quello che fu il vecchio ospedale, costruita tra il 1867 e il 1868 su progetto dell'ingegnere Ettore Tartara, ricordato qui per il bassorilievo situato nel timpano del frontone che si affaccia su Piazza Roma e per i 26 medaglioni che ne costituiscono la decorazione del fregio:opere tutte dello scultore ottocentesco Ercole Villa. Il bassorilievo del timpano svolge l'allegoria del conforto dato dalla scienza medica e dalle premurose cure; i medaglioni ritraggono illustri medici del mondo antico e moderno.
Sull'area occupata da questo settore del vecchio nosocomio fiorì, tra la seconda metà del '700 e la prima metà dell' '800, un Orto botanico per soddisfare le nacessità ospedaliere e didattiche collegate all'istituzione.