Il Palazzo

La più antica notizia dell'esistenza di un Palazzo Vescovile risale al 999, durante l'episcopato di Leone, quando, dopo i danni seguiti ai drammatici momenti di guerra in cui la città fu coinvolta, la dimora vescovile fu ricostruita dall'imperatore Ottone III.

Dopo il devastante terremoto del 1117 che interessò la pianura padana, il Palazzo fu ricostruito e poi ancora ristrutturato verso la metà del 1400. A questi ultimi lavori risalgono i finestroni con decorazione in cotto messi a nudo sulla facciata durante il restauro del 1989.

Oggi il Palazzo Arcivescovile è costituito di un'ala addossata al Duomo, sicuramente la parte più antica, e di un trapezio a due piani che racchiude un cortiletto originariamente adibito a chiostro.

Prima del 1500 sul luogo dove ora vi è l'atrio d'ingresso, esisteva un oratorio dedicato a S. Ambrogio. Ne restano a testimonianza l'effige a fresco della Vergine con il Bambino Gesù vestito in rosso sulla parete a destra del portone e resti di un fregio a grottesche.

Un'ampia scala introduce al piano superiore in cui si apre la Sala del Trono, oggi adibita a pinacoteca. La raccolta dei quadri è costituita di parte delle tavole cinquecentesche requisite dal governo napoleonico ai Conventi e Monasteri soppressi nel 1802 e poi restituiti all'Arcivescovo dopo la Restaurazione, in parte da dipinti di pregio di chiese temporaneamente chiuse al culto.

La Cappella è dedicata all'Annunciazione. Sull'altare in legno dorato e riccamente intagliato, è posta una tela di Francesco Antonio Mayerle. Del medesimo autore sono le tele alla parete sinistra di S. Gratiniano e S. Felino e dello Sposalizio della Vergine. Alla parete destra un'interessante tavola datata 1595 rappresentante i cinque misteri dolorosi del rosario.

La Sala della Croce è affrescata sulla volta con motivi che richiamano le Stanze di Raffaello in Vaticano e alle pareti con antiche vedute di edifici vercellesi. Un piccolo graffito alla parete indica che la decorazione pittorica fu compiuta prima del 1546.

Tre camere, tutte affacciate sulla piazza d'Angennes sul lato est del Palazzo, costituiscono l'appartamento Savoia. In questi ambienti tradizionalmente furono ospitati i membri di Casa Savoia di passaggio dalla città, oppure ospiti del Vescovo nel periodo in cui gli spagnoli, che presidiavano la città, non permettevano loro di risiedere nel castello.

In una di queste camere pernottò anche S. Carlo Borromeo nel 1578, ospite di mons. Bonomi durante il pellegrinaggio a Torino per venerare la Santa Sindone.