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L'Archivio
Oggi l'archivio arcivescovile raccoglie documenti in copia dal 999 (data del diploma
dell'imperatore Ottone) ed in originale dal 1149.
Pur avendo subito gravi e numerose dispersioni, dovute alle vicende drammatiche che turbarono la
tranquilla vita dei vescovi come la distruzione del Palazzo nell'886 ad opera di
Berengario e le frequenti lotte fra famiglie guelfe e ghibelline che ridussero
il Palazzo in tale deprecabile stato da non poter essere abitato per parecchi
anni, l'archivio puo' ancora fornire una buona documentazione storica della vita
dei vescovi e soprattutto della loro giurisdizione territoriale.
Il primo inventario dell'archivio di cui si abbia notizia e' quello
fatto redigere da Mons. Agostino Ferrero nel 1514. Si tratta di un semplice
elenco di circa 900 documenti indicati solo con la denominazione e la tipologia
e purtroppo non sempre chiare; mancano la datazione e spesso anche le
caratteristiche essenziali per poter individuare il documento fra quelli
attualmente presenti in archivio.
Piu' preciso nella indicazione dei documenti e' invece l'inventario
fatto redigere da Mons. Giovanni Francesco Bonomi nel 1576 in vista del sinodo
diocesano tenuto a Vercelli dal 10 luglio al 17 agosto dello stesso anno, o
forse in conseguenza del medesimo. Sono elencati circa 1400 documenti, a volte
ancora in modo poco significativo.
Una seconda radicale sistemazione dell'archivio fu compiuta per volere
di Mons. Teodoro Valfre' di Bonzo (arcivescovo di Vercelli dal 1905 al 1916),
particolarmente attento al patrimonio artistico del Palazzo.
All'arcivescovo sidevono anche importanti restauri come la sistemazione, nella attuale veste,
della Sala del Trono con la costruzione dello splendido soffitto ligneo ed il
ripristino degli affreschi della Sala della Croce per anni nascosti sotto la
tappezzeria.
Scrive Mons. Arnoldi nella prefazione alla pubblicazione delle carte
dell'archivio arcivescovile di Vercelli, che mons. Valfre' in quegli anni aveva
destinato all'archivio una "apposita camera, con nuovi armadi",
facendo anche restaurare l'inventario del 1576 dai restauratori dei codici della
Vaticana, perche' "ridotto in miserevoli condizioni".
Si deve probabilmente a Mons. Orsenigo, segretario dell'arcivescovo, il riordino delle
carte dell'archivio in fascicoli, costituiti di piu' documenti avvolti in una
carta di copertina che riportava l'indicazione della serie e l'elenco
cronologico delle date dei documenti stessi.
Di questa nuova sistemazione, nonpiu' completa per i successivi trasferimenti del materiale negli ultimi anni,
non si e' potuto ritrovare un inventario e le indicazioni archivistiche relative
ai 105 documenti pubblicati dall'Arnoldi erano troppo scarse per ricostruire
l'archivio in questa veste, per cui i documenti sono stati riordinati seguendo
le indicazioni dell'inventario del 1576.
E' poi proseguita la catalogazione degli altri documenti seguendo il criterio della
cronologia e degli argomenti.
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